L'Editoriale
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luogo sparatoria

Tornare due volte sullo stesso argomento non è generalmente mio costume. Ma sulla sparatoria che ha portato alla morte di un giovane rapinatore e al ferimento di un suo complice in un’area di servizio della tangenziale catanese, forse c’è qualcos’altro da dire.

Premetto che non ho ancora visto i filmati delle telecamere di sorveglianza del benzinaio. Non so dire, dunque, con precisione assoluta come siano andate le cose. Di certo, per molti anni ho frequentato i poliziotti: quelli che stanno in mezzo alla strada per 1300 euro; quelli che rischiano tutto, quelli che danno l’anima. Ne ho conosciuti altri corrotti e farabutti, ma vi assicuro che sono molto pochi e quasi sempre ho dovuto poi scrivere del loro arresto: leggendogli in faccia la vergogna del tradimento.

La tragedia dell'area di servizio è un fattaccio che impone accertamenti scrupolosi, sia chiaro, ma che alimenta anche le frenesie di ultra-garantisti a caccia di consensi. Li porta a diventare improvvisamente detective di CSI per pontificare, seduti al sicuro davanti al pc, sul perché un agente che si vede puntare addosso un’arma non abbia capito che era finta; perché non si sia fatto sparare per primo; perché non abbia pensato (tutto in poche frazioni di secondo) che c’erano le telecamere di sorveglianza e quindi sarebbe potuto andare a prendere a casa i banditi, lasciandoli fuggire serenamente con la loro auto rubata. Col senno di poi siamo tutti bravi; tutti eroi; tutti pacifisti. Anche chi usa le armi per minacciare, rapinare ed estorcere denaro alla povera gente. Ma dimentichiamo che se non ci fossero quelli che sparano, minacciano e uccidono per professione non ci sarebbe nemmeno il poliziotto con la pistola in mano. E non dovremmo interrogarci sul perché (o per difendere chi) ha premuto quel dannato grilletto.

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Antonio Spitaleri

Antonio Spitaleri, giornalista professionista, è il direttore responsabile del Gruppo Radio Amore. In quattordici anni di carriera ha lavorato a Roma, Siracusa, Catania. Già corrispondente dell'Agenzia nazionale radiofonica Area, per 7 anni ha curato la cronaca nera e la giudiziaria ad Antenna Sicilia, prima emittente tv siciliana, conducendo tg e trasmissioni d'informazione. Laureato in Giurisprudenza e utopista del giornalismo: crede che la realtà vada raccontata e difesa. Nonostante tutto.