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La Sicilia è la terra delle prese di posizione, delle prese d’atto e delle prese per il culo.

Allo scattare della notizia ‘bomba’, quella che nel gergo giornalistico suscita interesse e morbosità – mi riferisco nello specifico all’indagine che riguarderebbe Pino Maniaci con l’accusa di estorsione - ecco scatenarsi gli eserciti: colpevolisti ottusi, innocentisti convinti e vittimisti dell’ultima ora. Già, ce li ritroviamo sempre in mezzo alle bacheche Facebook, i vittimisti: sono una categoria anfibia che cerca in ogni modo di catturare la luce delle telecamere per ottenere visibilità anche se il fatto riguarda un soggetto estraneo. E così, i nuovi sedicenti paladini antimafia si schierano accanto a Pino Maniaci non tanto (o non solo) per difenderlo, ma per avere voce in capitolo. Per dire che anche loro combattono la piovra e il malaffare, che anche loro potrebbero essere – oggi o domani – nel mirino di una presunta magistratura corrotta. Questa categoria viscida purtroppo non è l’eccezione, è la regola.

Dal canto mio auguro a Pino Maniaci, che non ha certo bisogno di paladini e difensori, di chiarire presto e bene la vicenda che lo riguarda. Se vincerà questa battaglia, troverà accanto a sé molti più amici e colleghi autorevoli, in caso contrario i guerrieri dell’antimafia gli toglieranno il mi piace dalla pagina, e via con la prossima icona da spolpare. Perché l’antimafia è un osso da rosicchiare fino al midollo: intorno c’è un codazzo di cani affamati.

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