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studentessa rapita e stuprata da branco

Di storiacce disgustose che parlano di violenze sessuali siamo ormai costretti a sentirne quasi quotidianamente. Ce ne sono alcune, però, che lasciano addosso un tale senso di rabbia e uno strascico di domande da non lasciare pace.


Appena ieri abbiamo appreso dell’incubo di una studentessa universitaria ventenne della provincia di Caltanissetta, sequestrata dopo una festa da cinque nigeriani; drogata, violentata per giorni e costretta a prostituirsi con altri stranieri. Dal suo racconto fitto di sevizie (le sono stati rasati i capelli, come in un campo di concentramento) emerge che sia riuscita a salvarsi fuggendo dai carcerieri in un momento di disattenzione. Il quadro che ne esce è agghiacciante: i carabinieri hanno arrestato i presunti responsabili e stanno allargando il giro delle indagini per capire chi altri possa aver partecipato a questo set dell’orrore.

Al di là delle indagini, però,non posso non chiedermi come i genitori della studentessa – che si giustificano dicendo di essere abituati ai mancati rientri a casa della figlia – possano non essersi meravigliati dell’assenza di telefonate o messaggi della ragazza. Così come, evidentemente, gli amici di cui la ventenne si circonda non si sono curati della sua scomparsa. Una ragazza ubriaca e svenuta viene rapita da cinque persone a margine di una festa e nessuno dei presunti amici se ne accorge. A ben pensare, oltre lo stupro, c’è molto altro da capire. Molto di cui vergognarsi.