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Don Fortunato contro gli orchi del web

Non so dirvi fino a che punto può arrivare l’atrocità umana, ma di certo non auguro a nessuno di vedere ciò che quotidianamente i volontari dell’associazione Meter, guidata dal coraggioso Don Fortunato Di Noto, sono costretti a far scorrere davanti ai propri occhi, annotando puntualmente il percorso che conduce all’inferno fotografico di abusi e violenze nei confronti di bambini piccolissimi.

L’ultima denuncia alla polizia Postale di Catania, da parte di Don Fortunato, risale a ieri: vittime della brutale violenza dei pedofili sono addirittura neonati, filmati in pose scandalose dai mercanti della perversione e “catalogati”, manco fossero oggetti, in un server nascosto al quale si accede attraverso bacheche internet. Il fenomeno in questione si chiama “infantofilia” e in Europa sta prendendo piede con dati allarmanti negli ultimi anni. Gli orchi utilizzano server esteri e meccanismi sempre più complicati per ingannare i volontari e gli investigatori.

Per ogni bacheca dell’orrore che si scopre, altre decine vengono create ma – ciò che è peggio – sono in pochi a denunciare quando si imbattono in contenuti pedo-pornografici. Non esiste l’identikit standard di un pedofilo, e questo è quello che mi inquieta di più. Perché il volto del male smentisce Cesare Lombroso: è spesso insignificante e innocuo, e bazzica quasi sempre sui social network. Per questo, prima di pubblicare foto di bambini e neonati su Facebook, sinceramente al posto vostro ci penserei due volte.