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Giordana: massacrata dal padre di sua figlia

Un bacio alla mamma che dorme nel letto; il telefono spento lasciato sul comodino. L’auto di famiglia che non c’è più; un saluto in piena notte all’amico più stretto. Luca Priolo, il 24enne fermato a Milano 18 ore dopo l’omicidio dell’ex fidanzata Giordana Di Stefano – accoltellata selvaggiamente in una stradina periferica di Nicolosi - per gli investigatori aveva già scritto il suo piano di morte.

Un piano scattato probabilmente dopo un incontro serale; dopo aver appreso che lei non intendeva ritirare la querela per stalking che gli avrebbe per sempre impedito di diventare guardia giurata. Eppure gli accordi sembravano chiari: Giordana avrebbe fatto marcia indietro sulla querela e lui avrebbe concesso alla donna l’affido esclusivo della loro bimba di quattro anni. Ma in tribunale, ieri mattina, non si è presentato nessuno. La ventenne è stata ritrovata morta da una pattuglia dei carabinieri dopo la denuncia di scomparsa presentata dalla famiglia. Luca invece è stato braccato lungo il suo folle viaggio per l’Italia, grazie al numero di targa dell’auto della madre: immortalato a Messina, ai traghetti di Villa San Giovanni, in autostrada. Alla vista dei carabinieri, poco prima di salire su un treno per Lugano alla stazione di Milano, ha capito che tutto era perduto e ha alzato le braccia in segno di resa.

E pensare che il suo chiodo fisso, fino a 24 ore prima, era quello di non avere macchie nel casellario; di cancellare ogni traccia persino di quel decreto penale di condanna piombatogli addosso quest’estate, frutto di una dichiarazione falsa a un concorso pubblico. Sergio Di Mariano e Gaetano Agosta, difensori del ragazzo, preferiscono non commentare un processo praticamente chiuso prima di iniziare. Perché Luca Priolo ha confessato in lacrime di avere ucciso Giordana. Di avere distrutto una famiglia mai nata.