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Crocetta e lo scandalo Borsellino

Stavolta non voglio schierarmi tra le fila dei colpevolisti e nemmeno tra quelle degli innocentisti. Sull’affare Crocetta; sulle frasi abominevoli contro Lucia Borsellino che il governatore siciliano dice di non aver sentito, non voglio esprimere giudizi definitivi.

Affronterò la questione sul piano razionale. Da una parte c'è una intercettazione della cui esistenza si dice certo un periodico autorevole come l’Espresso. Dall’altro c’è la smentita della Procura di Palermo e la virata di Crocetta, che adesso piange; parla di dossieraggio contro di lui e agita lo spettro di un “nuovo caso Boffo”. Sinceramente non so quanto il Governatore sia convinto di ciò che dice, anche dopo il parziale assist degli inquirenti. L’impressione che si ha di questa vicenda è che la portata dello scandalo sia stata fin da subito percepita da Crocetta, tanto da non smentire la chiamata incriminata e addirittura trovare una scusa all’impassibilità mostrata davanti alle frasi terribili pronunciate dal suo medico personale. La giustificazione è: “Non ho sentito che Tutino invocava l’eliminazione di Lucia Borsellino, altrimenti lo avrei massacrato”.

Pure un giornalista alle prime armi da tutta questa storia noterebbe che qualcosa non quadra. Chi non ritiene di aver sbagliato non si autosospende; si difende immediatamente con fermezza, non temporeggia. Crocetta inizia ad alzare la voce solo dopo l’insperato intervento del Procuratore capo di Palermo. Ma se quelle intercettazioni esistono, e più di uno giura che sia così, il patibolo politico è solo rimandato. E in quel caso, oltre alla poltrona, l’uomo che si è autoproclamato icona dell’antimafia siciliana perderebbe definitivamente anche la dignità.