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Migranti

L'ombra di un grosso 'magna magna', per dirla alla romana, nelle strutture che si occupano dell'accoglienza ai migranti a Lampedusa come in Calabria diventa sempre meno ombra e assume gradualmente i connotati della concretezza.

Non so voi ma ieri sera, seguendo un crudo reportage curato dagli inviati di Michele Santoro per Servizio Pubblico, ho provato più che nausea nel sentire che gli immigrati - per i quali i contribuenti versano milioni di euro - non ottengono i sussidi promessi sulla carta; non ricevono il bonus di 5 euro ogni due giorni per le piccole spese; sembra che non ricevano nemmeno regolarmente i pasti puntualmente pagati dallo Stato. Allora le domande sono diverse: dove vanno a finire i milioni di euro che scendono a pioggia sulle cooperative designate senza alcun bando pubblico? È una casualità che gli appalti vengano concessi a parenti o amici di qualche Ministro? È possibile che nessuno abbia mai preteso il rendiconto puntuale delle spese? Evidentemente si.

Ma ancora più grave è percepire che ci siano strutture in odor di mafia collegate alle cooperative. Del resto perché meravigliarsi: già dalle intercettazioni sullo scandalo di mafia capitale abbiamo sentito che con i migranti si ricavano più soldi che con il traffico di droga. I rifugiati diventano dunque un bancomat indiretto di cosche e sfruttatori: enti sciacalli pronti ad accogliere senza sosta i prossimi bonifici sulla pelle di chi scappa dalle guerre.