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ferito capodanno

Chissà perché ci si illude sempre che a partire dal primo gennaio qualcosa di strepitoso accadrà: che il vecchio lascerà posto al nuovo, i soldi arriveranno a palate, il bene trionferà sul male e inizieremo finalmente la tanto sospirata dieta.

Un dejavu perenne e ciclico che, salvo rare eccezioni, si ripete senza particolari stravolgimenti. Il problema nasce probabilmente dal sottovalutare ciò che ci stiamo lasciando indietro per trarne insegnamento. Un esempio simbolico: ogni anno qualcuno rimane ferito dai botti illegali, eppure se ne continuano a vendere a tonnellate, dai “miniciccioli” alle bombe “maradona”. La giustificazione degli idioti di turno - quelli che hanno la fortuna di poter ancora parlare dalla corsia di un ospedale - è: “Pensavo che a me non sarebbe mai capitato perché sono sempre stato attento”.

Per qualche ora tutti i giornali, siti e TG (insieme al classico servizio sul primo nato dell’anno) parleranno dell’emergenza botti; dei pericoli che si corrono e del mercato che non conosce crisi. Ma poi, 364 giorni dopo, ecco presentarsi la stessa scena: più bombe per strada che a Hiroshima nel ‘45, qualche sequestro delle forze dell’ordine e tanti (tanti!) irresponsabili pronti a sborsare centinaia di euro per portarsi a casa il loro piccolo, inutile, arsenale. Come dice un vecchio detto: ognuno è artefice della sua fortuna. Vi auguro quindi un buon anno. Che sia esplosivo, però, solo per la passione delle vostre idee.