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Esistono giornalisti venduti e molti altri impagabili: dediti alla propria passione, minacciati e in alcuni casi morti per la propria missione. Così come esistono politici preparati, ma anche bavosi e spregiudicati di ogni schieramento, e branchi rabbiosi di simpatizzanti che non hanno la minima concezione della parola rispetto e della sua applicazione pratica.

Domenica scorsa, in occasione del raduno nazionale del Movimento 5 Stelle al Foro Italico di Palermo, abbiamo assistito a uno spettacolo rivoltante. Abbiamo assistito a una guerriglia contro i giornalisti, presi di mira a casaccio, malmenati (chi verbalmente, chi a suon di schiaffoni) e bollati indistintamente come servi del potere. Persino l’inviata del Fatto Quotidiano, giornale mai così vicino al grillismo e i suoi derivati, si è presa una sberla. La parte meno civilizzata di quella folla, in sostanza, si è accanita su cameraman e cronisti un po’ come faceva l’Inquisizione con le streghe: basandosi su supposizioni.

E dunque, se un soggetto agita un microfono o un taccuino si suppone che sia giornalista e automaticamente venduto al potere. Poi nessuno andrà ad approfondire se il cronista picchiato guadagna 5 euro a pezzo, o se ha un contratto precario. L’apparenza fa la sostanza, la piazza vuole la rivoluzione. Io, personalmente, oltre alla rivoluzione vorrei meno imbecilli per le piazze.



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