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  • “bulliaperdere”=“bulliaperdere“

    Un giovane studente ragusano costretto dai bulli a denudarsi in pubblico davanti a una adolescente alla fermata del bus. Storie di ordinaria vessazione che in Sicilia si susseguono, nonostante il contrasto al bullismo sia una battaglia particolarmente sentita a livello istituzionale e sociale nell’ultimo periodo.

  • Il Radio Giornale

    Catania: seminavano il panico tra studenti e professori, fermati due quindicenni. Questa e altre notizie nel Radio Giornale


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  • Bulli molestano bambina undicenne

    Non hanno ancora compiuto sedici anni e già vanno in giro per le strade del loro paesino (stiamo parlando di Augusta, nel Siracusano) a fare i bulli, probabilmente sotto l’effetto di alcool e con un coltello in tasca.

  • Il Radio Giornale

    Caltanissetta: minorenne picchiato e sfregiato dopo banale litigio, in manette quattro bulli. Questa e altre notizie nel Radio Giornale


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  • bullismo contro ragazzina

    Ogni qual volta viene diffuso un video di violenza che immortala una persona fragile aggredita da bulli o bulletti di quartiere si scatena un caos simile alla rivoluzione. Ultimamente l’attenzione mediatica è tutta sulla ragazzina genovese aggredita a calci e pugni da una sedicenne. Effettivamente il filmato fa ribrezzo: sui principali siti di informazione, ma ancor di più su Facebook, è divenuto quasi impossibile non trovarsi di fronte quella sequenza di cattiverie e brutalità gratuita.

  • Il Radio Giornale

    Insultato sul web da una frangia gay per essersi candidato tra le fila di Nello Musumeci nel 2012: Sandro Mangano, ex presidente nazionale dell'associazione GayLib, si sfoga ai microfoni di Radio Amore e rilancia: "Mi attaccano perché politicamente di destra. Mi riservo di denunciare. Basta odio sui social". ASCOLTA IL PEZZO NEL GR


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  • bullismo

    A Catania siamo tutti eroi. Sprezzanti e autoritari su Facebook; paladini della giustizia sui blog; indignati e sdegnati moralizzatori quando in tv sentiamo che tizio ha picchiato caio; che le baby gang assatanate ammorbano la tranquillità del sabato sera; che non si può più girare soli perché "nella migliore delle ipotesi rischi un knockout game o di tornare alleggerito di soldi e cellulare".

    Forse è davvero così, ma la realtà mostra un amarissimo risvolto della medaglia. L'ultimo episodio risale a pochi giorni fa; ancora non noto alla stampa. In un affollato ospedale catanese, venerdì scorso, due dipendenti (marito e moglie sessantenni) sono stati picchiati selvaggiamente da un branco di energumeni che li hanno prima speronati in auto e poi aggrediti a calci e pugni perché "colpevoli" di ostacolare l'ingresso della loro auto al pronto soccorso dal momento che il loro bambino "stava male". A una scena tanto disgustosa quanto reale - ci sono le immagini di sorveglianza a comprovare i fatti - hanno assistito, senza battere ciglio, non solo i tanti pazienti della struttura ma anche (e soprattutto) i vigilantes pagati dall’azienda per scongiurare barbarie simili. Interpellati dai familiari dei dipendenti aggrediti, questi intrepidi condottieri armati di tutto ma non di coraggio si sono limitati a dire che "non hanno visto nulla".

    Nessuno a Catania vede nulla, anche quando gli capita sotto il naso; anche quando il proprio compito sarebbe quello di intervenire; anche quando c’è in gioco la propria dignità. Non siamo tenuti ad essere eroi, sia chiaro, ma almeno non apriamo la bocca a sproposito. Lasciamolo fare ai bambini, almeno fino a quando impareranno che i grandi non sono superman o spiderman. Almeno fino a quando non capiranno di vivere nel regno dei quaquaraquà.


    Twitter: @aspitaleri