L'Editoriale
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L'editoriale di Antonio Spitaleri

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Pare che abbia avuto una partenza in salita la trovata della figlia e del genero del boss Totò Riina, di dare vita a un sito per la vendita di cialde di caffè con il nome tutt’altro che neutro di “Zù Totò”.

La pagina, subito definita da molti come “provocatoria”, è stata bloccata dal 6 dicembre scorso su uno dei principali siti di vendita online. I familiari di Riina avevano tentato di lanciarsi nell’e-commerce puntando sull’evocazione del boss defunto, ma a quanto pare il tam-tam mediatico e la comprensibile indignazione di una parte della società civile hanno sortito l’effetto opposto.

Perché qui nessuno mette in discussione il diritto di inventarsi un lavoro, quanto invece c’è molto da ridire sulla strumentalizzazione di una storia criminale che non può e non deve essere elevata a simbolo. Che ben vengano le cialde, dunque. Vendetele come vi pare, vendetele dove vi pare. Magari, però, lasciate ‘Zu Totò’ dove si trova.



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Un sacerdote che abusa del suo ‘potere’ per violentare ragazzini già provati da atrocità è la rappresentazione del male assoluto. Perché quello che dovrebbe essere un rifugio diviene una ulteriore condanna; forse la condanna definitiva per vittime probabilmente destinate a non riprendersi completamente dagli inferni subiti in terra.

Il dato peggiore dell’ennesima storiaccia di cronaca nera che riguarda un prete e dei bambini è proprio questo: l’accanimento nei confronti dei più fragili. Adesso l’opinione pubblica (scenario visto e rivisto) sarà divisa tra gli accusatori della Chiesa senza distinzioni e gli ottusi difensori anche della mela marcia.

Al netto dell’orrore e del chiacchiericcio da bar, mi auguro finalmente che per troppe povere vittime arrivi il momento del riscatto, della salvezza, della pace interiore. Perché questo martirio abbia fine, una volta per tutte.



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Minacce a giornalisti che fanno il proprio dovere. In Sicilia sono sempre di attualità e ultimamente sono costate l’arresto al siracusano Francesco De Carolis, autore di un messaggio vocale inequivoco e violento nei confronti del cronista Paolo Borrometi, già da tempo sotto scorta per aver denunciato gli affari e i nomi della mafia siracusana.

Ma, ripeto, l’episodio è l’ultimo di una lunga schiera, nel tentativo di imbavagliare quei pochi che, ogni tanto, preferiscono non voltarsi dall’altra parte di fronte a un abuso, a un sopruso; allo stupro dei diritti in una terra che lotta per togliersi di dosso l’olezzo della mafia.

Dietro le minacce ai giornalisti siciliani c’è un mix tra odio e paura; odio per chi vuole mettere in piazza affari e vergogne, paura di perdere il rispetto di quella parte del popolo che ha supinamente tollerato e obbedito. La svolta, alla fine della fiera, non la fa un giornalista che racconta ma un popolo che lo difende. Perché, implicitamente, difende se stesso.



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Antonio Spitaleri

Antonio Spitaleri, giornalista professionista, è il direttore responsabile del Gruppo Radio Amore. In quattordici anni di carriera ha lavorato a Roma, Siracusa, Catania. Già corrispondente dell'Agenzia nazionale radiofonica Area, per 7 anni ha curato la cronaca nera e la giudiziaria ad Antenna Sicilia, prima emittente tv siciliana, conducendo tg e trasmissioni d'informazione. Laureato in Giurisprudenza e utopista del giornalismo: crede che la realtà vada raccontata e difesa. Nonostante tutto.