L'Editoriale
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L'editoriale di Antonio Spitaleri

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Uno studente di 12 anni viene rimproverato dal professore durante l’ora di lezione. Lui chiama i genitori che, senza colpo ferire, irrompono a scuola e mandano all’ospedale il docente con due costole rotte e 10 giorni di prognosi.

È successo ad Avola, nel Siracusano, pochi giorni fa. È cronaca recente ma anche cartolina di una deriva culturale imperante. Raccontare storie simili mi mette tristezza: non soltanto perché prendevo bacchettate sulle mani fin dai tempi delle scuole elementari, ma perché riconosco che nel 99% dei casi quelle bacchettate erano dovute. Ora, certi genitori, prima ancora di informarsi sui fatti scendono in campo con i guanti da boxe a comportarsi da delinquenti per difendere la “famigghia”.

Non ci lamentiamo, dunque, del propagarsi del bullismo se i primi bulli sono quelli che dovrebbero educare i figli. E non ci aspettiamo niente di buono dalle generazioni ingozzate a suon di accondiscendenze e squadrismi. Forse ancora non è troppo tardi per salvare qualcosa. Certi genitori maneschi, ad esempio, potrebbero chiedere scusa e salvare la faccia.



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In questo lungo anno, il terzo da quando ho l’onore di dirigere questa radio, abbiamo raccontato tanto. Vi abbiamo parlato di cronaca, di politica, vi abbiamo raccontato fatti e misfatti e abbiamo scontentato certamente qualcuno. Ce ne faremo una ragione.

In particolare, grazie all’editoriale, ho potuto esprimere – mettendoci la voce – il mio parere senza filtri e senza condizionamenti. Roba rara, e credetemi perché faccio questo lavoro dai tempi della lira. Ma non parliamo di me, parliamo di noi. Col 2018 alle porte siamo pieni di aspettative. Ci aspettiamo molto dalla politica, soprattutto quella regionale. Ci aspettiamo che il Governo Musumeci dia slancio alla Sicilia e ai siciliani ma non agli stipendi stellari dei burocrati; ci aspettiamo che vengano valorizzati i giovani con un lavoro e un salario dignitoso e che la lotta alla fuga dei cervelli non sia solo uno slogan da riciclare in campagna elettorale come le sciarpe a Natale.

Ci aspettiamo che si smetta di strumentalizzare la parola antimafia e si cominci a praticare la legalità, senza pretendere che arrivino le medaglie. Mi aspetto, ma più che altro lo spero, che chi possiede potere e cultura non sfrutti l’ignoranza e la fame. Mi guardo allo specchio e mi accorgo che c’è tanto da fare. E allora vi auguro un 2018 in cui costruire qualcosa. Magari costruiamolo insieme. Ci vediamo l’anno prossimo.



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Si può dare fuoco a una pompa di benzina solo perché il vicino distributore automatico di sigarette non ha restituito due euro di resto? La risposta, a rigor di logica, è no. Ma lo spunto di cronaca, peraltro recentissimo, è solo la punta di un iceberg per fare una riflessione un tantino più estesa.

Non servono particolari indagini, infatti, per accorgersi che siamo schiavi dell’ira, in forme più o meno preoccupanti. Dai semafori, alle code al supermercato, ai rapporti con il prossimo: basta una piccola scintilla per farci perdere il senso della misura, anche verbale. Secondo la rivista online Wired, che ha pubblicato uno studio relativamente recente e basato sul web, non stiamo messi bene quanto a rabbia.

Su 110 posizioni totali, il primo posto spetta a Roma ma le città del sud non sono certo in coda. Palermo è al 24° posto, mentre Catania è ferma alla posizione 36. La soluzione? Non la troverete certo su internet. Anzi, forse sarebbe meglio staccare un po’ la connessione dati, ogni tanto.



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Antonio Spitaleri

Antonio Spitaleri, giornalista professionista, è il direttore responsabile del Gruppo Radio Amore. In quattordici anni di carriera ha lavorato a Roma, Siracusa, Catania. Già corrispondente dell'Agenzia nazionale radiofonica Area, per 7 anni ha curato la cronaca nera e la giudiziaria ad Antenna Sicilia, prima emittente tv siciliana, conducendo tg e trasmissioni d'informazione. Laureato in Giurisprudenza e utopista del giornalismo: crede che la realtà vada raccontata e difesa. Nonostante tutto.