L'Editoriale
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L'editoriale di Antonio Spitaleri

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L’orrore dello stupro, dalla guardia medica di Trecastagni al giovane paziente (notizia recente) abusato da un infermiere di Paternò poco dopo un’operazione, mi fa pensare al grado di involuzione della specie umana.

Dai trogloditi senza cervello, autori materiali dei gesti brutali, agli sciacalli che speculano sul dolore e sulla rabbia, spesso anche dalle colonne di autorevoli giornali. C’è chi, ad esempio, per cavalcare l’onda mediatica è arrivato a inventare che la Procura di Catania abbia riqualificato l’accusa di violenza sessuale ai danni della dottoressa di Trecastagni in “infortunio sul lavoro”.

Bufale, malafede, disinformazione. Il panorama è decadente, ma a qualcuno fa comodo ampliare lo scandalo. Spesso raccontando particolari imbarazzanti contenuti nei verbali delle povere vittime, altre volte con maliziosi accostamenti nei titoli. Sono tutte forme di violenza; siamo tutti vittime. Chi degli stupratori, chi degli sciacalli.



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Riconosci il periodo delle elezioni dall’odore dolciastro che aleggia attorno ai candidati, ai loro sorrisoni smaglianti e alle pagine social piene di progetti e promesse roboanti.

È il gioco della politica: c’è quella meschina, quella rivoluzionaria e pure quella immutabile dei favori da restituire a tempo debito. Personalmente sono sempre rimasto decisamente fuori da certi ‘giochi’, un po’ per scelta, un po’ per caso. In Sicilia in molti la pensano diversamente, e probabilmente a causa di questa propensione al lecchinaggio, nella speranza del posto fisso o di chissaché, oggi non ce la passiamo proprio benissimo. Ciò che fa più sorridere è che conosciamo la storia e l’attendibilità di certi personaggi ma fingiamo di non accorgerci che la “sostanza” è la stessa anche quando cambiano le casacche.

In fin dei conti il problema non è di chi si candida ma di chi lo vota. Come non è colpa degli stilisti per i certi abiti orrendi, ma di chi li compra. E nessuno si lamenti, poi, della pessima figura.



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Non ci si abitua mai allo scorrere del tempo: il susseguirsi dei mesi ci fa perdere la cognizione precisa di ciò che abbiamo vissuto, della fatica impiegata per il perseguimento di un risultato, del peso delle sconfitte, che – inutile prenderci in giro – capitano un po’ a tutti.

Per il terzo anno da direttore di questa testata giornalistica ho il piacere di fare un resoconto prima della consueta pausa estiva. Il panorama siciliano sembra immutabile, gattopardiano: corrotti e corruttori animano le pagine della cronaca insieme ai forcaioli, ai venduti, ai paraculi senza tempo. La politica è triste, decantava su YouTube anni or sono un simpatico idolo del web, tale Giovanni Bivona, barbiere di Agrigento, e credo che avesse davvero ragione. La politica è triste perché è sempre la stessa, si è solo rifatta il trucco. Ora parla di rivoluzione e usa gli hashtag giovanili, ma di nuovo c’è solo il vecchio: strade colabrodo, infrastrutture vergogna, incapacità nel fronteggiare le emergenze, non da ultima quella degli incendi.

Il ‘peso’ delle sconfitte in Sicilia lo sentiamo forte, in parte ne siamo anche responsabili e forse per questo guardiamo altrove invece di guardarci dentro. A novembre, con le regionali, avremo un’opportunità: vediamo di scegliere bene. Vediamo di scegliere. Intanto vi auguro buone vacanze, magari torno a rompervi le scatole a settembre.



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Antonio Spitaleri

Antonio Spitaleri, giornalista professionista, è il direttore responsabile del Gruppo Radio Amore. In quattordici anni di carriera ha lavorato a Roma, Siracusa, Catania. Già corrispondente dell'Agenzia nazionale radiofonica Area, per 7 anni ha curato la cronaca nera e la giudiziaria ad Antenna Sicilia, prima emittente tv siciliana, conducendo tg e trasmissioni d'informazione. Laureato in Giurisprudenza e utopista del giornalismo: crede che la realtà vada raccontata e difesa. Nonostante tutto.