L'Editoriale
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Biagi Muniz

Caro Enzo, sono tempi bui ed è passato un po’ di tempo da quando te ne sei andato. Ricordo la folla davanti al tuo studio milanese in galleria; le lacrime di chi ti seguiva da anni; la consapevolezza di una professione che stava andando lentamente a puttane, di pari passo con i vezzi dell’allora premier e i sollazzi delle opposizioni, che per par condicio non disdegna(va)no i trans.

Ma fosse solo quello, il problema. Secondo me sei sfuggito appena in tempo al baratro assoluto: ti sei risparmiato la mortificazione della professione che amavi; la sfiducia dei lettori (ricordi? Avrebbero dovuto essere solo loro nostri padroni...), l’accattonaggio selvaggio delle nuove leve (illuse) e lo sfruttamento dilagante dei padroni/papponi dell’informazione. Oggi in Italia il giornalismo si gioca sul campo minato degli slogan: si studiano i titoli ad effetto e si prova a raggranellare qualche “mi piace”, fondamentalmente fottendosene della dignità delle persone. L’ho sperimentato tante volte quanto è mortificante ficcare una lama arroventata nella carne di un padre o una madre che hanno perso il figlio, o di un marito che ha perso la moglie, solo perché bisogna “essere avanti alla concorrenza”. Dopo l’enfasi onanistica, però, ti piomba addosso lo sconforto. Ti chiedi: “Ma io al posto loro come avrei reagito?”. E quando prendi coscienza che ti saresti scatenato a calci, pugni e insulti, apprendi una grande lezione: c’è molta gente migliore di te.

Caro Enzo, ultimamente provo a immaginare il periodo attuale come una fase di transizione. Una volta toccato il fondo, magari, questa società dovrà pur rivivere un periodo di risorgimento; dovrà pur trovare uno spunto per riacquistare l’orgoglio. Io questo spunto lo cerco ogni giorno anche tra le righe saccenti (e strapagate) degli editorialisti di grido, che non si sa mai. Ma sembra che parlino a loro stessi e ai loro pari. Poi mi accorgo che a fare un milione di seguaci è Andrea Diprè con le sue interviste a un disturbato in perizoma e pelo al vento, mentre canta “Io mi spoglio qui in diretta” e ho tutto chiaro. Nitido come non mai. Siamo davvero fottuti, e non c’è vaselina che tenga.

Email: direttore@grupporadioamore.it

Twitter: @aspitaleri

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Antonio Spitaleri

Antonio Spitaleri, giornalista professionista, è il direttore responsabile del Gruppo Radio Amore. In quattordici anni di carriera ha lavorato a Roma, Siracusa, Catania. Già corrispondente dell'Agenzia nazionale radiofonica Area, per 7 anni ha curato la cronaca nera e la giudiziaria ad Antenna Sicilia, prima emittente tv siciliana, conducendo tg e trasmissioni d'informazione. Laureato in Giurisprudenza e utopista del giornalismo: crede che la realtà vada raccontata e difesa. Nonostante tutto.