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Mettiamo da parte i pregiudizi che da anni comandano i commenti e le critiche sanremesi. Opinionisti con scarsa cultura musicale e falsi intenditori riempiono pagine di giornali e studi televisivi di sterili polemiche, critiche distruttive ed errate credenze senza un fine o un’idea di base. Conclusa questa rabbiosa ouverture parliamo del 60° Festival di Sanremo, del suo corpo e della sua anima.

Scenografia bella, moderna ma non eccessiva, a cura di Gaetano Castelli, architetto affezionato al palco dell’Ariston che è stato capace di dare dinamismo ad una struttura tradizionalmente rigida. Grazie a lui un cielo stellato ha contornato la kermesse creando un’atmosfera sognante e leggera. Unica pecca: la scarsità dei tipici fiori sanremesi.

La padrona di casa è riuscita a gestire la manifestazione con allegria e contegno evolvendo il suo personaggio a volte euforico e sognante, a volte sensibile e materno ma sempre controllato, o quasi, anche grazie all’ausilio del “folle” direttore d'orchestra forlivese Marco Sabiu.
Inizio energico e festoso dovuto al simpatico e metaforico “passaggio di consegne” tra il duo Bonolis-Laurenti e Antonella Clerici. Nessuna spalla o valletta, una donna contro tutti, una conduttrice forse scarsamente dotata artisticamente, ma con una semplicità che riesce da anni a conquistare la simpatia di diverse tipologie di pubblico. Signorile e composta, con scollature spesso troppo evidenti, ha mostrato un ottimo senso di ospitalità verso gli invitati al festival. Tutti eleganti e perfetti nel loro ruolo, lasciando da parte l’esorbitante budget riservato a chi è poco compatibile con una manifestazione musicale trasmessa in eurovisione.
Momento di grande spettacolo la serata dedicata alla storia del festival nonostante le interpretazioni imperfette degli artisti.

Un plauso al direttore artistico Gianmarco Mazzi, al regista Duccio Forzano, a tutti gli autori, allo staff e soprattutto a tutti i componenti dell’orchestra. Questi ultimi hanno contribuito con la loro professionalità a migliorare di molto il prodotto sanremese. Essi hanno rivestito il doppio ruolo di musicisti e di giuria di qualità, anche se sono stati probabilmente rispettati più durante l’esecuzione musicale dato le polemiche in diretta circa l’incongruenza dei risultati con le loro votazioni.

Analizzata la struttura, passiamo all’anima che dona vita e personalità a tutto il corpo del Festival: la musica.
Due dei quattro esclusi della prima sera sono stati ripescati e addirittura arrivati in cima alla classifica, casualità, strategia del programma, strani giochi? Primo mistero.

Le canzoni, contrariamente ai tanti terminator che siedono negli studi televisivi e radiofonici, sono tutte molto belle. Ognuna mostra una sua peculiarità ed innovazione nel testo, nella musica, nella scenografia. Gli artisti non hanno tradito il loro stile, con l’eccezione di Fabrizio Moro che da politicante e sentimentale ha intrapreso una strada giamaicana inconsueta. Eliminati i veterani, i giovani hanno dominato la scena con grande professionalità donando grandi soddisfazioni al popolo italiano. Il podio spettava a ben altre canzoni, ma è inutile sorprendersi dei risultati.
La ribellione contemporanea della giuria demoscopica e dell’orchestra ha messo in luce tanti aspetti volutamente nascosti. Marco Mengoni e Valerio Scanu, forse ancora un po’ acerbi, hanno meritato la finale, belle canzoni ben interpretate. Una strana coincidenza la presenza di Maurizio Costanzo e Francesco Facchinetti? Secondo mistero.

Secondo posto discutibile. La domanda sorge spontanea: se la giuria demoscopica e l’orchestra non hanno dato la loro preferenza al nuovo “inno all’Italia”, e le giovani ragazze, che all’una di notte tenevano il cellulare acceso pronte a donare alla rai 75 cent, avevano occhi solo per i loro idoli, chi ha votato i nuovi “Gemelli diversi”? Terzo mistero.

-Pupo, Emanuele Filiberto E Luca Canonici - Italia Amore Mio: “La lettera d’amore all’Italia” scritta e canticchiata dal principino non è stata molto convincente. Testo banale e compiacente, l’ennesima invasione monarchica in un settore diverso dalla politica. Con qualche rivisitazione il brano avrebbe avuto diverso effetto se interamente cantato dal maestoso Luca Canonici, sarebbe diventata una canzone lirica in senso letterale e musicale. Ma il presentatore-cantante amante del gelato al cioccolato, ha preferito alimentare la calamita di polemiche, fischi e critiche mescolando la vita dei Savoia con la nazionale di calcio. Duetto alquanto strano e poco piacevole, con un Lippi accomodante e “fuori posto”. Il percorso sanremese del trio è stato un crescendo di sentimenti: eliminazione, ripescaggio, finale. Probabilmente la prima delle tre fasi sarebbe stata più che sufficiente. Voto 4

- Nino D'angelo - Jammo Jà: Canzone molto bella con una fantastica Maria Nazionale. Non capita, è stata immediatamente esclusa. Nel 2010 è impensabile presentare un prodotto dialettale di ottima fattura ad un pubblico “giovanile” comandato dai pregiudizi. Voto 6

- Toto Cutugno – Aeroplani: Magnifica canzone d’amore presentata in modo pessimo. Cutugno è un bravo autore, ma non un vero cantante. Questo handicap è stato messo in risalto da Belen, valletta che non ha dato nessun valore aggiunto al brano, ma ha stranamente reso il cantautore ancor più stonato. Voto 7

- Sonohra – Baby: Bel ritmo, purtroppo non ha colpito in modo particolare il pubblico. Voto 5

- Fabrizio Moro - Non è Una Canzone: Un ritmo incalzante per un brano dalle nuove sonorità. Le aspettative, purtroppo erano diverse. Voto 6

- Irene Fornaciari e I Nomadi - Il Mondo Piange: Mentre cerchiamo di capire perché il mondo continua a piangere ecco che Suzie dona una nuova veste ad una canzone dotata di un ottimo tessuto musicale. Voto 6

- Enrico Ruggeri - La Notte Delle Fate: Un po’ di rock vecchia generazione riscalda gli animi del pubblico, ma purtroppo il brano si mostra “troppo vecchio”, ciò viene risaltato dalla fantastica esibizione dei Decibel. Voto 7

- Simone Cristicchi - Meno Male: Innovazione e ritmo si fondono nello stile del cantante romano. Testo volutamente provocatorio, probabilmente non capito. Voto 7

- Irene Grandi - La Cometa Di Halley: Non più molto giovane, ma sempre giovanile. La sua energia ha, ancora una volta, coinvolto il pubblico. Canzone bella, dalle sonorità nuove. Voto 7

- Malika Ayane - Ricomincio Da Qui: Durante l’esecuzione del brano l’orchestra si è dotata di un nuovo strumento musicale: la voce di Malika. Una canzone da ascoltare ad occhi chiusi per volare lontano. Probabilmente troppo sofisticata per il pubblico. Meritato il premio Mia Martini. Voto 9

- Povia - La Verità: Senza tradire il suo stile, Povia ci racconta un'altra storia di attualità con grande maestria. Al di là delle polemiche, al quale è abbonato, la canzone dona spunti socliali non indifferenti, se riusciti a cogliere. Un punto in più per la presentazione del brano con mimiche esplicative e disposizione metaforica dei musicisti. Voto 9

- Arisa – Malamorenò: Ennesimo successo costruito sulla semplicità e la gioia. La presenza delle sorelle Marinetti ha giocato un ruolo fondamentale nell’esecuzione del brano. Voto 8

- Noemi - Per Tutta La Vita: Canzone d’amore urlata con una bellissima voce graffiante. La strada è lunga ma gli ingredienti per il successo ci sono tutti. Voto 8

- Marco Mengoni - Credimi Ancora: I primi passi di un artista molto dotato si impongono con forza. La bravura di Marco spiazza grandi e piccini e crea un onda di approvazioni da sfruttare per arrivare sempre più in alto. Voto 8

- Valerio Scanu - Per Tutte Le Volte Che: Giovanissimo ma con le idee ben chiare. Vince l’amore, come da tradizione. Ottimo tessuto musicale, buona interpretazione che ha acquistato forza grazie al duetto con Alessandra Amoroso. Voto 9

Tra le nuove generazioni ha trionfato Tony Maiello con “Il linguaggio della resa”. Anche in questo caso l’amore ha avuto la meglio. Le canzoni che meritavano gli onori erano probabilmente altre, alcune stranamente escluse senza molte parole. Tra gli artisti giovani che hanno presentato un otimo prodotto ricordiamo Jacopo Ratini con “Su questa panchina”, Nilla Zilli con “L’uomo che amava le donne” e Nicolas Bonazzi con “Dirsi che è normale”.

Sanremo particolare, iniziato con l'esclusione di Morgan e terminato con un finale da stadio corredato dal coro provocatorio della giuria demoscopica. Momenti di panico hanno rischiato di compromettere cinque serate attentamente studiate da mesi. Tutto è comunque andato bene, la vittoria delle competizioni parallele a due giovani, prodotti di due diversi talent show, giovani con tradizionali canzoni sanremesi, poesie d’amore ben musicate. Tanta rabbia per gli usuali misteri che avvolgono il nostro Festival, tutte le nostre domande resteranno senza risposte, le polemiche continueranno a volteggiare davanti a noi per qualche giorno, ma tutte le nuove canzoni resteranno, placheranno gli animi e, dopo vari e veri ascolti, ci faranno sognare.