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bufala

Migliaia di condivisioni di una notizia falsa.

Sbatti il sesso col ‘nemico’ in evidenza sul sito (non importa se quello che scrivi è totalmente inventato) e guadagnerai un fiume di quattrini. Lo hanno capito bene i gestori del sito “catenaumana.it”, che ieri hanno deciso di pubblicare l’ennesima bufala, stavolta puntando l’obiettivo su Greta Ramelli e Vanessa Marzullo: le cooperanti rapite in Siria e rilasciate due giorni fa dopo cinque mesi di prigionia tra le mani dei guerriglieri.

Il sito in questione, citando fantomatiche dichiarazioni di Greta ai pm, inventa che tra le volontarie e i rapitori ci sarebbero stati “rapporti sessuali, ma assolutamente consenzienti” dal momento che “con noi erano gentili”. Va da sé che frasi del genere hanno suscitato la morbosa curiosità e lo sdegno di migliaia di lettori online, tanto da totalizzare oltre 30mila condivisioni nel giro di poche ore. Nel tranello del sito di bufale sarebbe incappato anche il senatore Maurizio Gasparri, che sul suo account Twitter ha postato (pur senza linkare un collegamento al sito) un messaggio interrogativo circa la possibilità che le ragazze abbiano avuto incontri sessuali con i rapitori, aggiungendo poi una sua considerazione: “E noi paghiamo!”. Investito da un fiume in piena di polemiche e intervistato da Repubblica ha provato a giustificarsi dicendo di aver letto la notizia, limitandosi a chiedere se fosse vera.

Ma al di là delle speculazioni mediatiche, gli inquirenti romani stanno cercando di ricostruire concretamente il ruolo e il vero scopo del viaggio delle due cooperanti in Siria. Il Fatto Quotidiano ha pubblicato il 17 gennaio scorso alcuni estratti delle intercettazioni del Ros dei carabinieri, che comproverebbero l’appoggio di Greta e Vanessa al Free Syrian Army: una frangia islamista anti Assad e anti Isis. Nello specifico, il ruolo delle cooperanti “anomale” sarebbe stato quello di distribuire kit di salvataggio destinati alle squadre di miliziani. Sempre dalle colonne del ‘Fatto’ si legge uno stralcio del colloquio telefonico tra Greta Ramelli e Mohammed Yaser Tayeb, pizzaiolo siriano-bolognese verosimilmente legato ai combattenti rivoluzionari, nel quale la ragazza spiega a Tayeb il suo interesse e quello di Vanessa per la rivoluzione e l’aiuto umanitario, sottolineando che il loro sito ha come simbolo la bandiera della rivoluzione, a differenza di tutti gli altri che lavorano sotto il segno della neutralità. Dettagli curiosi, che solleticano il naso degli scettici: quelli, cioè, che vedono nel pagamento del cospicuo riscatto italiano ai ribelli una forma di finanziamento, ottenuto grazie alla complicità delle ragazze. (A.S.)