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operazione final blow

L'assassino ha confessato. Voleva fuggire dall'Italia nascosto dentro un peschereccio

Sette giorni di indagini a tutto campo per dare un nome al killer della Plaia di Catania. Per dare un volto a Ismaini Zakaria, il trentenne pluripregiudicato magrebino che la scorsa settimana ha prima ucciso selvaggiamente una donna italiana, Letizia Consoli, 50 anni, e poi l’ha gettata in mare: nello specchio d’acqua antistante il Villaggio Turistico Europeo.

Ma l’assassino – reo confesso dopo l’arresto, avvenuto sabato scorso al porto di Catania – si è ‘fregato’ con le sue stesse mani. Già, perché nella speranza di cancellare le tracce della sua presenza sul luogo del delitto ha dato fuoco al bungalow dentro il quale sarebbe avvenuta la mattanza. Un rogo troppo affrettato, che ha innescato una reazione a catena. L’incendio infatti ha attirato l’attenzione dei vigili del fuoco, intervenuti inizialmente per una normale attività di spegnimento e costretti a constatare poco dopo la presenza di un cadavere in mare. Troppe coincidenze per pensare che si tratti di due episodi distinti. E così la Procura incarica la Squadra Mobile di vederci chiaro. Gli uomini di Antonio Salvago e i colleghi della scientifica setacciano palmo a palmo la spiaggia: trovano l’arma del delitto – un pezzo di trave in legno appuntita -, tracce di sangue, materiale biologico e altri elementi che portano a pensare che il killer abbia “soggiornato in zona” per giorni. Dalle telecamere del vicino stabilimento “Le Capannine” salta fuori un volto: è quello di Zakaria. Non certo un signor nessuno, se è vero che per gli investigatori di Brindisi sarebbe responsabile di un altro omicidio, avvenuto il 13 novembre scorso con modalità simili.

La vittima, Cosimo Mastrogiovanni, è stata ritrovata semi carbonizzata all’interno di una villetta alla periferia di Latiano, nel Brindisino. L’ultima settimana dell’assassino è stata monitorata, attimo dopo attimo. L’uomo – così confermano le intercettazioni telefoniche sulla sua utenza - aveva preso contatti in lingua araba per lasciare il Paese. Ai poliziotti è bastato seguirlo fino al porto: quando si è rintanato dentro un peschereccio, ormai certo di farla franca, sono scattate le manette. Dovrà rispondere di due omicidi. Assurdi, quanto apparentemente insensati. Di “movente” gli investigatori non parlano, ma si sussurra la pista sessuale. Tutto da dimostrare, e comunque non prima che arrivino i risultati istologici. (as)