Prima Fila
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Radio Amore non è solo musica od intrattenimento, ma anche arte e cultura.
Nell’area dedicata al teatro, i nostri radioascoltatori e non solo, oltre ai continui aggiornamenti, potranno trovare ogni sorta di informazione, notizia, approfondimento e curiosità su commedie, registi ed attori.
Proprio come se fossero in “prima fila”…
 

 


 
- Dal 12 al 16 febbraio 2014:

RezzaMastrella - Fondazione Teatro Piemonte Europa

TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello

REZZA/MASTRELLA
 
 
 
 
di Flavia Mastrella, Antonio Rezza
(mai) scritto da Antonio Rezza
un Habitat di Flavia Mastrella
con Antonio Rezza
e con Ivan Bellavista
 
Civiltà numeriche a confronto. La sconfitta definitiva del significato.
Malesseri in doppia cifra che si moltiplicano fino a trasalire: siamo a pochi salti di distanza dalla sottrazione che ci fa sparire.
Oscillazioni e tentennamenti in ideogramma mobile.
Improvvisamente cessa il legame con il passato: corde, reti e lacci tengono in piedi la situazione. Si gioca alla vita in un ideogramma. Il tratto, tradotto in tre dimensioni, sviluppa volumi triangolari diretti verso l'alto che coesistono con linee orizzontali: ma in verticale si muove solo l'uomo.
Qui non si racconta la storiella della buona notte, qui si porge l'altro fianco. Che non è la guancia di chi ha la faccia come il culo sotto. Il fianco non significa se non è trafitto.
Con la gola secca e il corpo in avaria si emette un altro suono.
Fine delle parole.
Inizio della danza macabra.

La storia
In un paese allo sbando un Uomo è affascinato dallo spazio che diventa numero. La particella catastale dell'ingegno porta l'essere animato a fondersi con la civiltà numerica al declino.
Una donna bianca, vestita di rete e di illusione, rimpiange il tempo degli inizi, quando l'amore è solo affanno e poco ancora.
Il non senso civico sfugge a chi governa come bestie questo ammasso di carne alla malora.
Si vota con la gola gonfia delle urla di chi ha votato prima, ci si lascia sovrastare dall'istituzione che detta convenzione e cancella dignità.
Il sollevatore di pesi solleva se stesso e la famiglia organizzata che sputa fiato su ogni collo alla deriva.
Intanto la cultura si finanzia con i soldi del padrone: il servilismo non ha dote.
Seduti nell'alto dei cieli ad aspettare il Dio mozzo che ci ha fatto a pezzi.
E finalmente i numeri a rendere lo spazio fallace, in balia della cifra che lo schiaccia.
Costretto a ragionare non per logica ma per sottrazione, l'uomo è improvvisamente migliore: sotto di lui non c'è la terra che lo seppellirà ma la tabella di uno spazio mai così confuso.
Che poi si ride è un problema legato alla mercificazione della pelle macellata.
In questo gioco macabro e perverso si affaccia la fiaba allucinata: altro che felici e contenti, qui la nevrosi insegue il capriolo: uno che scappa e l'altro che corre con due gambe che non ne fanno una.
Fossimo zoppi faremmo più paura.
 
 
-Dal 18 al 23 febbraio 2014
 
Emilia Romagna Teatro Fondazione - Teatro Stabile del Veneto - Fondazione Teatro Metastasio di Prato
 
IL SERVITORE DI DUE PADRONI
 
 
 
 
da Carlo Goldoni
regia Antonio Latella
drammaturgia Ken Ponzio
conGiovanni Franzoni, Elisabetta Valgoi, Annibale Pavone, Rosario Tedesco, Federica Fracassi, Marco Cacciola, Massimiliano Speziani, Lucia Peraza Rios, Roberto Latini
 
LA MENZOGNA è il tema che appartiene totalmente a questa commedia.
Dietro la figura di Arlecchino (Truffaldino) la commedia si nasconde a se stessa, mente. Dietro agli inganni, ai salti, alle capriole del servitore più famoso del mondo la commedia mente agli spettatori: il personaggio che tanto li fa ridere è insieme tutte le menzogne e i colori degli altri personaggi. È uno specchietto per le allodole e sposta il punto di ascolto dell'intera commedia. Non c'è una figura onesta, tutto è falso, è baratto, commercializzazione di anime e sentimenti.
Nessuno piange il morto eppure quel morto era fratello e futuro sposo. Nessuno chiama le cose per quello che sono. Non c'è un luogo che accoglie, ma tutto resta di passaggio e la storia scopre le magagne del servitore in una taverna, i padroni tornano a vivere e i servi a vivere servendo.
Cosa resta? Il vuoto, graffiato dal sorriso beffardo delle maschere. Se togliamo i salti, gli ornamenti, la recitazione meccanica fatta di suono ma mai di testo e sottotesto, se togliamo le maschere, cosa resta?
Il vuoto, forse l'orrore della nostra contemporaneità. L´orrore dell'uomo che davanti al peso del denaro perde peso, diventa anoressico: non è corpo in un costume che tutto permette ma scheletro in un corpo che tutto limita.
Antonio Latella

Due città, due famiglie, due realtà contrapposte, dove una vuole defraudare/derubare/truffare l'altra con l'inganno. È sempre una questione di denaro, dopo tutto. Forse no. Forse è una questione di amore, un amore mercificato oppure idealizzato o ancora nascosto; che dovrà essere liberato da chi non vive secondo gli schemi precostituiti, da chi è libero da conformismi.
E allora assistiamo alla lenta distruzione di un mondo costruito sulla menzogna; vengono disciolte le maschere, scarnificati i personaggi, cremate le loro ossa, per giungere all'origine di tutto.
Ma come la Fenice, essi rinascono per rendere omaggio a Goldoni.

Ken Ponzio