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"Napoli è una città che non conosce se stessa". (Ermanno Rea).

Paiono laschi, loschi ormai, e vaporosi i sogni neapolitani di trasformare Bagnoli in novella Goitzsche teutonica (la regione mineraria di oltre 60 km quadrati di miniere di lignite a cielo aperto, riconvertite in laghi e parchi a misura d'uomo): azzerati i vertici del C.d.a. della Bagnoli Futura e sostituiti con altri nomi assisi a poltrona, la società Bagnoli Futura è sempre rimasta un vacuo carrozzone per deretani vecchi e nuovi, barnum periferico che ha ingollato proditoriamente in progressione circa 340 milioni d'euro, con previsioni di spesa lievitate come porcini all'ombra dello Sterminator Vesevo; circa l'86 % in più rispetto alle prime ottimistiche previsioni. Sarebbero 31 i milioni di euro impiegati solo per la bonifica, vexata quaestio per baloccamenti ultraventennali, mentre nel totale sarebbero circa 259.358.195 euro, i fondi stanziati per il recupero dell' ex area Italsider. Gratta e vinci, denari al vento, ora è il Prence Cocozza al kommando, che comanda: "Quivi sarà ricapitalizzazione, qui sarà futuro e rinomanza".

Salvo poi ripensarci, a triplo salto carpiato, quando i faldoni della Bagnolifutura già si preparavano all'andazzo fallimentare: "Bagnolifutura è prossima al fallimento. Il provvedimento di sequestro dell'area ex Italsider porta in quella direzione. Margini per salvare la società non ce ne sono", si rassegnava il Maire che non bagna Napoli in quel "lontano" aprile del 2013, presiedendo una seduta comunale monotematica proprio sull'affaire Bagnoli. E pensare che in campagna marzial-elettorale De Magistris si beccò perfino una querela dall'amministrazione della Bagnoli Futura, tuonando contro gli sprechi di pubblico denaro succedutisi nell'arco di più lustri all'ombra delle ciminiere ad archeo-trave industriale: ex voto per miniere amiantifere, scintille e polvere rossa, polmoni saturi di particelle deformi, ad imperitura memoria, per l'eternit dei secula seculorum.

Alla soglia di Saint James Palace Hotel eran scoccate decisioni irrevocabili, la Bagnoli Futura andava sciolta ed azzerata, per preservare un futuro a mezza Napoli; tramontava l'idillio cementifero di chi è padrone d' ampia sacca in area (Caltagirone docet), e si puntava alla maxima riqualificazione in loco, per riprogettazione in chiave ambientale ed eco-sostenibile. Poi, di grazia, che fu? Fu che il Cocozzaro cambiò verso, sistemò chi di dovere nei punti chiave e volle fortissimamente volle la ricapitalizzazione della società, dando in pasto alle banche beni interamente pubblici, quali la Porta del Parco, il Parco dello Sport e l’acquario tematico delle tartarughe, attraverso un atto di liberalità indiretto, e cioè trasferendo la proprietà degli stessi alla Bagnoli Futura, permettendo alla società di disporne in funzione creditizia, ponendoli a garanzia dell'elargizione del credito; un mezzo obrobrio giuridico, che incontrò le perplessità degli stessi revisori contabili, ma che non fermò il Cocozzaro semi-imbandanato, permettendogli di rinnovare la sua rivoluzione sbrindellata.

Ergo, la società diviene 'na meza S.T.U.( Società a Trasformazione Urbana), con obblighi in capo al pubblico per la bonifica ed il cambio di destinazione dei suoli, ed introiti sicuri per il privato che dovrà poi edificarci sopra e vendere gli immobili; ed in questa ubriacatura di nuovi volumi e cubature, la bonifica finisce in fondo al mare, a far compagnia agli idrocarburi aromatici et similia. E tutto nell’ottica di una supposta progettazione ampliata, di gestione di volumi di beni e risorse che invece di diminuire, fino alla prevista estinzione della società, ha finora ingollato finanziamenti europei e nazionali per una cifra ormai vicina alle iperboli patafisiche. Alla faccia della coerenza e della politica oculata e di risanamento. Alla faccia del bene comune e della democrazia.

Una politica tutta mediatica di liberalizzazione definitiva dei beni pubblici della collettività, posti sul mercato per bene-comunismo distorto, trasfumato in affarismo preferenziale per carrozzoni comunali in perdita perenne e che in definitiva non ha portato a nulla di concreto: Bagnoli Futura fallisce, la dichiarazione di fallimento è al vaglio del Tribunale, lo Stato, per conto della Fintecna, la società finanziaria della Cassa Depositi & Prestiti, chiede il conto, chiudendo il cerchio; ballano circa 60 milioni di euro per bonifiche ferme al palo, mai effettuate o malamente gestite dalla partecipata del Comune: il Maire è stanco ormai ed abbandona le riva alla recherche de la rive gauche dall'altra parte del Sola dell'Avvenir.
Del resto, il futuro è incerto, mentre la Bagnolifutura è oramai molliccia medusa sbrindellata sull'acciottolato di sogni neapolitani sfumati, da vent'anni a questa parte.

Marco Catizone